Nel panorama europeo, Byd sta considerando l’apertura di un terzo stabilimento. Dopo le esperienze in Ungheria e Turchia, la decisione è ancora in fase di valutazione, con un annuncio previsto entro la fine dell’anno. Alfredo Altavilla, special advisor di Byd per l’Europa, ha sottolineato che la scelta ricadrà su Paesi “amici” delle auto cinesi. In questo contesto, la Germania emerge come candidata principale. Anche l’Italia è in lizza, nonostante abbia sostenuto i dazi sulle auto elettriche cinesi, ha spiegato il manager.
Il caso messicano
Parallelamente, il governo cinese sta ritardando l’approvazione per l’apertura di un impianto Byd in Messico. Le preoccupazioni principali riguardano il rischio che la tecnologia sviluppata dall’azienda possa essere trasferita agli Stati Uniti, data la vicinanza geografica e l’atteggiamento critico della presidente Claudia Sheinbaum, che cerca di riequilibrare il commercio con la Cina. Secondo le fonti del Financial Times, il nuovo stabilimento richiederebbe un investimento di circa 600 milioni di dollari e avrebbe una capacità produttiva iniziale di 150.000 veicoli. Tuttavia, la situazione rimane incerta a causa delle preoccupazioni sulla sicurezza tecnologica e sulle dinamiche commerciali internazionali.
Indagine della Commissione europea sull’impianto in Ungheria
La Commissione europea ha avviato un’indagine preliminare sull’impianto che Byd intende costruire in Ungheria, evidenziando i legami sempre più stretti tra Budapest e Pechino. Secondo il Financial Times, l’obiettivo è verificare se l’impianto nella regione di Seghedino, nel sud del Paese, che rappresenta un investimento di 4 miliardi di euro e circa 10.000 posti di lavoro, abbia ricevuto sussidi dal governo cinese. Le fonti indicano che la scoperta di eventuali aiuti di Stato “ingiusti” potrebbe costringere Byd a ridurre la capacità produttiva, vendere parte delle attività o rimborsare i sussidi ricevuti, intensificando le tensioni commerciali con la Cina.
Fonte: Formiche.it




