L’investimento in obbligazioni può sembrare più semplice rispetto a quello azionario, ma la scelta dello strumento di risparmio gestito non va sottovalutata. Anche con una cifra ridotta, diversificare l’investimento richiede attenzione, soprattutto quando si tratta di titoli complessi, magari in valuta o regolati da meccanismi sofisticati. In questi casi, i fondi comuni di investimento o gli Exchange Traded Funds (ETF) sono le opzioni più naturali.
Indice
Il gestore deve fare la differenza
I fondi comuni attivi sono generalmente più costosi perché offrono una gestione personalizzata e dinamica. Al contrario, gli ETF hanno una gestione automatizzata, anche se esistono ETF ibridi con gestione attiva o parzialmente attiva. Secondo Andrea Zanella, i fondi comuni dovrebbero essere utilizzati per il reddito fisso solo quando un gestore può fare davvero la differenza, come nel caso di investimenti in titoli di Stato di Paesi di frontiera o obbligazioni subordinate bancarie. In altri casi, gli ETF risultano più efficienti.
Sui governativi prodotti semplici
Per quanto riguarda le obbligazioni governative, Marcello Rubiu, amministratore unico di Norisk, suggerisce di preferire gli ETF. Tuttavia, è importante prestare attenzione alla durata finanziaria dei prodotti, poiché l’indice complessivo può raggiungere sette anni, rendendolo molto reattivo ai cambiamenti di mercato. È consigliabile optare per scadenze più brevi, come quelle tra i tre e i cinque anni.
Attenzione alla durata dei titoli
Per la parte del portafoglio destinata ai titoli indicizzati all’inflazione, Rubiu sottolinea che esistono strumenti efficienti sia tra gli ETF sia tra i fondi attivi, che includono anche alcune emissioni societarie. Tuttavia, è fondamentale limitare la durata finanziaria delle emissioni per ridurre il rischio associato alle variazioni di mercato.
Fonte: Il Sole 24 Ore




