L’italianità fatica a trovare spazio nel carrello della spesa.

Il carrello della spesa e l’italianità dei prodotti alimentari

Nel 2024, i prodotti alimentari che vantano l’italianità sulla confezione, come il tricolore, il marchio “made in Italy”, o la certificazione Igp, hanno vissuto un anno di stasi. Nonostante siano tra i più presenti sugli scaffali di iper e supermercati, e rappresentino una parte significativa degli incassi per i retailer, le vendite hanno mostrato solo un lieve incremento a valore e un calo a volume. Questo è quanto emerge dalla diciassettesima edizione dell’Osservatorio Immagino di GS1 Italy, che ha analizzato le abitudini di consumo degli italiani nel corso dell’intero anno.

Il paniere “italiano” monitorato dall’Osservatorio ha mantenuto la sua importanza nella spesa complessiva, con 27.978 referenze che nel 2024 hanno generato un giro d’affari di oltre 11,6 miliardi di euro. Rispetto al 2023, le vendite sono cresciute del +1,2% a valore, ma sono diminuite del -0,7% in volume, a causa di una domanda e un’offerta piuttosto piatte. Nemmeno l’aumento della pressione promozionale (31,3% contro il 30,4% del 2023) e un incremento dei prezzi inferiore alla media del largo consumo (+1,9% rispetto a +3,2%) sono riusciti a rilanciare le vendite.

La bandiera italiana e altri indicatori di italianità

L’indicatore più diffuso di italianità individuato dall’Osservatorio Immagino è la bandiera italiana, presente su 16.461 prodotti, che hanno chiuso il 2024 in crescita sia a valore che a volume (rispettivamente +2,5% e +0,2%). Al contrario, gli oltre 9 mila prodotti accompagnati dal claim «100% italiano» sono rimasti stabili come giro d’affari (+0,2%) a fronte di un calo di -1,5% dei volumi venduti. Le 5.717 referenze alimentari contrassegnate dall’indicazione «prodotto in Italia» hanno registrato un calo del -1,8% a valore e del -3,6% a volume.

Le indicazioni geografiche europee e le regioni italiane

Gli analisti di GS1 sottolineano che il 2024 non è stato un anno facile nemmeno per le indicazioni geografiche europee. Nel paniere da 4.888 referenze e 1,6 miliardi di euro di giro d’affari dei prodotti Dop, Doc e Docg, solo le referenze Dop hanno registrato vendite positive a valore (+5,8%) e volume (+2,7%), per un totale di quasi 803 milioni di euro. Il claim «regione/regionale» ha visto vendite in crescita di +9,0% a volume e di +12,3% a valore. In cima alla classifica delle regioni in etichetta troviamo il Trentino – Alto Adige (396 milioni di euro), seguito da Sicilia e Piemonte. Sardegna e Puglia si distinguono per le loro performance, con un incremento rispettivamente del +4,2% a valore e +6,8% a volume.

 

Fonte: Il Sole 24 Ore

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