La decisione del neopresidente Usa, Donald Trump, di imporre nuovi dazi sulle importazioni sta creando preoccupazioni tra le imprese globali, comprese quelle italiane ed europee. Queste misure, sebbene possano avere una giustificazione dal punto di vista americano, rischiano di innescare una spirale negativa: aumento dei costi per consumatori e aziende, riduzione della concorrenza internazionale e potenziali ritorsioni commerciali. Il protezionismo potrebbe quindi frenare l’innovazione e rallentare la crescita economica mondiale, penalizzando soprattutto le realtà che si basano su catene di approvvigionamento globali e su un modello di business orientato all’export.
Le imprese europee si trovano già ad affrontare sfide significative, tra cui le difficoltà nell’approvvigionamento di materie prime critiche e la questione energetica. Elementi come litio, cobalto e nichel sono diventati indispensabili per settori strategici come l’automotive, l’elettronica, la difesa e lo spazio, tutti coinvolti nella transizione energetica. Tuttavia, l’Europa dipende quasi totalmente da Paesi extra-Ue per il loro approvvigionamento. Secondo le stime, entro il 2030 il fabbisogno di litio aumenterà di 18 volte, mentre quello di cobalto quintuplicherà.
Per non rimanere indietro, è essenziale sviluppare capacità interne, come l’estrazione e la raffinazione delle materie prime, garantendo il rispetto delle normative ambientali. L’Europa ha compiuto passi importanti verso le rinnovabili, che oggi superano le fonti fossili nella produzione di elettricità. Tuttavia, in Italia, il gas continua a rappresentare quasi la metà del mix energetico, un punto di debolezza per la competitività delle aziende.
È necessario superare i tabù e impegnarsi per creare filiere produttive più resilienti e sostenibili. Le centrali nucleari di nuova generazione, più sicure ed efficienti, possono essere una strada percorribile per ridurre la dipendenza energetica dall’estero e accelerare il percorso di decarbonizzazione. Allo stesso modo, l’Europa deve capire come sfruttare i propri giacimenti di gas, trovando il giusto compromesso tra rispetto dell’ambiente ed esigenze di imprese e cittadini.
Questi percorsi richiedono coraggio e visione, ma possono offrire all’Italia e all’Europa la possibilità di restare competitive sullo scenario globale. Un ruolo che oggi non è più scontato.
Fonte: Formiche.it




