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Calcio & media
Intervista al CEO di Dazn Italia, Stefano Azzi: «Così meno entrate per i club» che «devono avere un ruolo più attivo». A mancare sono «le sanzioni agli utilizzatori»
Il CEO di Dazn Italia, Stefano Azzi, ha espresso preoccupazione per l’impatto della pirateria digitale sui diritti sportivi. «Non c’è tanto da usare l’immaginazione. I numeri sono eloquenti come è chiaro il rischio: la pirateria digitale sta svalutando i diritti dello sport. Non siamo i soli a dirlo. Non è il caso di scherzarci su, né di perdere tempo». Azzi è amministratore delegato di Dazn da marzo del 2022. La piattaforma, di proprietà di Access Industries di Len Blavatnik, ha acquisito i diritti per cinque campionati, a partire da quello attuale, con un investimento di 700 milioni l’anno e un meccanismo di revenue sharing con la Lega Serie A al superamento di determinate soglie di abbonamenti.
Il primo anno si sta concludendo e Dazn si prepara a un evento importante fra giugno e luglio, con il Mondiale per club di cui ha i diritti in esclusiva e che renderà visibile a tutti, gratuitamente. Mediaset, in virtù di un accordo con Dazn, trasmetterà l’evento.
Siete soddisfatti della crescita del numero di abbonati? Si attiverà la clausola di revenue sharing con la Lega Serie A?
«Non è all’anno che noi guardiamo. A me interessa il percorso di lungo periodo e la crescita. In questo momento devo dire che il mercato non ha ancora risentito degli effetti dell’azione antipirateria, nonostante l’eccellente lavoro legislativo. A mancare ancora sono le sanzioni agli utilizzatori; da qui l’assenza di un effetto di deterrenza pieno. Siamo fiduciosi che arriveranno. Peraltro saranno anche retroattive, chi compra pirateria lascia una traccia digitale della visione in rete».
È puntando a una maggiore emersione dei pirati che potete pensare di fare più abbonati?
I numeri sono spaventosi. In Italia, secondo l’ultimo Osservatorio Fapav-Ipsos relativo al 2023, quasi 4 milioni sono abbonati a piattaforme illecite. A questi si aggiungono 12 milioni di tifosi occasionali: quelli cioè che fruiscono dello sport comprando ogni tanto partite di loro interesse e big match, in modalità pay per view, sempre in maniera illegale. E in tutto questo c’è una questione da considerare con attenzione.
Quale?
Fra chi fa ricorso a visioni illecite c’è una grande percentuale di persone abbienti che possono permettersi il calcio, non pagano e rischiano la loro reputazione per un euro al giorno. È una questione culturale che va affrontata con decisione. Battaglia complicata, ma vitale che sta andando nella direzione giusta. Anche perché, come hanno dichiarato gli esperti, è fondamentale affrontare il problema con un approccio deciso e coordinato.
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Fonte: Il Sole 24 Ore



