La pirateria audiovisiva continua a essere un problema: il 40% degli italiani guarda illegalmente film e eventi sportivi.

La cultura dell’illegalità

Perché molti italiani scelgono la strada dell’illegalità? Per tanti, è una questione di accessibilità: troppi abbonamenti, piattaforme frammentate, eventi sportivi distribuiti su innumerevoli canali. La percezione comune è che la pirateria rappresenti una sorta di ribellione, un modo per “riprendersi” ciò che il mercato ha reso inaccessibile. Tuttavia, il danno è reale. Giancarlo Giorgetti, ministro dell’Economia, sottolinea: «Difendere sport e intrattenimento dalla pirateria significa proteggere un asset strategico del sistema italiano». Luigi De Siervo, amministratore delegato della Lega Serie A, aggiunge: «La pirateria uccide il calcio alla radice, togliendo ossigeno non solo alla Serie A, ma a tutto il movimento sportivo, dalle giovanili alle società minori».

I fronti della guerra digitale

Nel frattempo, la battaglia si sposta anche all’interno delle sale cinematografiche. Il camcording, ovvero la registrazione clandestina dei film con una videocamera, continua a essere una delle fonti principali di contenuti pirata. Nonostante i progressi normativi e tecnologici e i primi segnali incoraggianti, è evidente che c’è ancora molto da fare. Non solo per proteggere l’industria audiovisiva e sportiva, ma anche per difendere chi sceglie ogni giorno la legalità. Andrea Duilio di Sky Italia commenta: «È fondamentale mettere fine al senso di impunità ancora troppo diffuso tra chi consuma contenuti pirata e all’idea che si tratti di un comportamento accettabile e privo di conseguenze».

Dazn e Sky

Il valore della pirateria oggi è di 350 milioni, pari al 50% di quanto Dazn paga alla Serie A per l’esclusività dei diritti. Una cifra impressionante. Stefano Azzi, CEO di Dazn Italia, denuncia: «Ci sono 3,4 milioni di abbonati all’illegalità che sottraggono risorse al sistema e stanno minando la sostenibilità, bloccando la crescita che nuovi modelli di business come quello della revenue share proposto alla Serie A potrebbero dare al sistema».

Nel primo periodo di applicazione della normativa

Nel primo periodo di applicazione della normativa, spiega il presidente Agcom Giacomo Lasorella, «abbiamo registrato 55.504 segnalazioni che hanno portato al blocco». Ora, come nuova fase, «stiamo ponendo in consultazione pubblica un regolamento che permetterà di estendere la tutela dei contenuti originali attraverso interventi più mirati e puntuali». Di fronte alla collaborazione nella lotta alla pirateria di grandi operatori come Google o Microsoft, ci sono piattaforme come Cloudflare che, nonostante i richiami, continuano a ospitare contenuti illeciti, e «con i soggetti esteri c’è ancora una difficoltà di applicazione della normativa».

 

Fonte: Il Sole 24 Ore

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