Il 15 novembre 2025, presso il Circolo Villa Flaminia di Roma, si terrà il «1º battito–quadrangolare di beneficenza», un evento speciale a sostegno del reparto di oncologia pediatrica del Policlinico Umberto I di Roma. Questo evento segna il debutto ufficiale della Nazionale Italiana Sanitari (NIS), una squadra nata dalla passione per il calcio e dal desiderio di fare del bene.
La NIS è un’associazione senza scopo di lucro, formata da medici, infermieri, operatori sanitari, volontari e manager del settore salute. L’obiettivo è promuovere la cultura della salute e sostenere progetti di solidarietà. L’associazione è stata fondata dai dottori Joseph Fiore e Luca Cipriano, insieme al notaio Edoardo Marcucci e al Direttivo dell’Associazione. La NIS si impegna a devolvere il 100% dei fondi raccolti a progetti concreti di cura e sostegno psico-fisico delle persone più fragili.
«Ogni giorno, come medici – sottolinea Luca Cipriano, presidente onorario e socio fondatore NIS – viviamo la cura come una missione. Con la NIS abbiamo scelto di portare questa missione anche fuori dagli ospedali, indossando una maglia che unisce tutti gli operatori sanitari italiani. La NIS rappresenta un segno di fiducia nella vita, un inno all’unione e alla speranza. Abbiamo visitato di recente il reparto di oncologia pediatrica del Policlinico Umberto I di Roma, dove abbiamo toccato con mano la cura e l’attenzione riservata ai bambini, ce n’erano anche due provenienti da Gaza, ma anche i bisogni piccoli e grandi che ha la struttura. Perciò non abbiamo avuto dubbi su quale sarebbe stato il nostro primo intervento».
Il «1º battito – quadrangolare di beneficenza» vedrà la partecipazione della NIS insieme alla Nazionale Italiana Giornalisti e Comunicatori Digitali, alla Nazionale Italiana Campioni Olimpici e a una selezione della Banca Fideuram. L’intero ricavato sarà devoluto al reparto di oncologia pediatrica del Policlinico di Roma.
Per Joseph Fiore, manager sanitario e presidente esecutivo NIS, «la Nazionale Italiana Sanitari è nata dal desiderio profondo di fare qualcosa di positivo e concreto, mettendo in campo le nostre competenze e la nostra passione per il calcio. Vogliamo estendere la cura e l’attenzione per gli altri oltre gli ospedali, ma con l’esperienza di chi negli ospedali vive e lavora e ne conosce perciò pregi e difetti».
Fonte: Il Sole 24 Ore



