Alla fine, la Germania del cancelliere uscente Olaf Scholz ha intrapreso una svolta significativa: abbandonare oltre due decenni di rigore e austerità per aprire le porte a un deficit e a una manovra espansiva da mille miliardi di euro, di cui 500 destinati alla difesa. Tuttavia, il loro approccio al debito si ferma qui. Quando si tratta di condividerlo, le cose cambiano. L’ultimo Consiglio europeo, che avrebbe dovuto portare a una seconda tornata di eurobond come pilastro del piano di riarmo europeo, ne è la prova. Nonostante le invocazioni di Mario Draghi per un’unione fiscale, non si è giunti a un accordo.
Formiche.net ha discusso di questo con Pietro Reichlin, economista e docente alla Luiss, nonché direttore del Center for Labor and Economic Growth. Reichlin ha spiegato che le difficoltà nel raggiungere l’emissione di debito comune sono di natura politica. I Paesi del Nord Europa sono riluttanti a condividere il debito perché ciò comporterebbe anche la sottoscrizione di garanzie comuni. Se uno Stato dovesse andare in default, anche se è un’ipotesi remota, ci sarebbero effetti per tutti gli altri, poiché sarebbe necessario garantire per quel dissesto.
È interessante notare come la Germania, pur aprendo al deficit, si tiri indietro di fronte al debito comune, contrastando in un certo senso l’unione fiscale. Berlino ha deciso di aumentare il proprio deficit per esigenze specifiche, come la necessità di riarmarsi o di investire nelle infrastrutture, senza chiedere all’Europa di condividere questo sforzo. Il deficit tedesco supererà l’80% del PIL, ma ciò rientra nei diritti di Berlino, che può farlo senza mettere a rischio le proprie finanze. Non c’è una contraddizione con il debito comune, secondo Reichlin, che rimane favorevole a quest’ultimo ma non vede una correlazione diretta tra il caso tedesco e le emissioni di titoli comunitari.
Infine, Reichlin sottolinea che per anni si è criticata la Germania per il suo rigore e la mancanza di spesa pubblica. Ora che ha cambiato rotta, ci sono ancora critiche. È un paradosso che evidenzia le complessità delle dinamiche economiche e politiche europee.
Fonte: Formiche.it



