Non è comune dover rivedere al ribasso le previsioni economiche di un anno poco dopo il suo inizio. Tuttavia, questo è lo scenario attuale, alla luce dei segnali provenienti da vari indicatori. Gli indici PMI in Germania e Francia non mostrano miglioramenti, oscillando tra decrescita e stagnazione. I consumi, e più in generale la domanda interna, rimangono deboli, come sottolineato dal Governatore Panetta per l’Italia nell’ultimo incontro all’ABI. Le erogazioni di credito sono in stallo, anche perché le imprese esitano a investire per tenere il passo con l’innovazione tecnologica e affrontare la concorrenza.
La produzione industriale non avanza né in Italia né in Germania, i principali produttori in Europa, e rimane bloccata in un clima di incertezza dovuto a nuovi sviluppi. Tra questi, le misure del Presidente americano stanno sconvolgendo l’ordine mondiale, non solo economico ma anche geopolitico. L’evoluzione degli scambi commerciali è particolarmente colpita dalle misure protezionistiche, che riducono il ruolo propulsivo dei commerci nell’espansione dell’economia mondiale. L’allentamento dei freni monetari può fare ben poco per sostenere la crescita in un contesto di carenza di domanda e tensioni sui prezzi non ancora risolte.
In questo contesto economico, le possibilità di ripresa nell’UE sono realizzabili soprattutto attraverso uno sforzo coordinato di tutti gli Stati membri e della Commissione Europea. È necessario affiancare a una strategia di medio periodo una con un orizzonte più breve, volta a stimolare gli investimenti privati e pubblici e a rimuovere alcuni ostacoli che frenano l’iniziativa imprenditoriale. In sintesi, un breve stimolo alla domanda interna, in parallelo con un temporaneo allentamento dei vincoli, potrebbe ridurre l’incertezza che induce imprese e famiglie a ritardare i programmi di spesa, rendendo l’ambiente economico più favorevole.
Per quanto riguarda il medio periodo, l’avvio degli interventi è avvenuto con l’attuazione dei PNRR, che includono riforme strutturali. Tuttavia, l’anno prossimo si concluderanno, rischiando di lasciare un vuoto di azioni se non si prolungherà un impegno analogo negli anni successivi. Sul piano della gestione delle politiche congiunturali, non si assiste a nulla più che la convergenza tra gli Stati membri su misure restrittive dei disavanzi pubblici e di contenimento dei debiti pubblici. In questo contesto, non si vede neanche nelle maggiori economie lo sforzo di ricomporre le finanze pubbliche in modo da preservare e possibilmente ampliare gli interventi più produttivi per la crescita economica.
Fonte: Formiche.it



