Il controllo degli stranieri sul debito pubblico italiano si estende notevolmente

Tutti concentrati sulla nuova luna di miele che stanno vivendo le famiglie con i titoli di Stato tricolore. Un amore caldeggiato dal governo Meloni fin dal suo insediamento nell’ottobre 2022, con i dichiarati buoni propositi di voler aumentare la quota del debito pubblico nelle mani dei risparmiatori italiani. Piccoli investitori che in genere detengono i BTp fino a scadenza, agendo da stabilizzatore delle fluttuazioni dei rendimenti per ridurre i rischi di ondate speculative tipiche dei momenti di maggiore stress finanziario. Una politica di nazionalizzazione del nostro debito pubblico perseguita dal Tesoro con un susseguirsi di emissioni di BTp con rendimenti allettanti dedicate ai piccoli risparmiatori. Ma anche i grandi investitori esteri non sono rimasti alla finestra. E i primi a «rovesciare» sul mercato i BTp nei frangenti di crisi in genere sono proprio gli investitori stranieri.

Le percentuali

La quota di titoli di Stato a medio-lungo termine detenuta nei portafogli delle famiglie italiane è passata dall’8,7% di ottobre 2022 al 14,2% di novembre 2024 (ultimo dato diffuso da Banca d’Italia). Segno evidente che la strategia dell’esecutivo ha prodotto risultati soddisfacenti, anche se occorre registrare che negli ultimi mesi il trend di ascesa si è interrotto: da maggio 2024 la quota posseduta dalle famiglie viaggia intorno al 14,4-14,5% e nell’ultimo mese ha anche innestato la retromarcia.

Non conosce invece soste, la crescita della quota detenuta da investitori esteri, che dal minimo del 26,2% è risalita nello stesso arco temporale, mese dopo mese, al 31,3 per cento. Circa un terzo del debito pubblico italiano è quindi in mano straniere. Secondo gli ultimi dati più aggiornati, il restante 54,3% è detenuto da Banca d’Italia (anche per conto della BCE) e da altre istituzioni finanziarie, come banche, assicurazioni e Cassa depositi e prestiti; una percentuale che due anni fa ammontava al 64,1 per cento.

Lo scenario

Gli investitori esteri sono quindi l’unica classe di detentori di titoli pubblici italiani che continua a crescere, considerando che negli ultimi 6-7 mesi anche la quota delle famiglie è in contrazione. E nonostante i collocamenti chiusi sempre con grande successo delle emissioni dedicate al pubblico retail, lo scenario che si sta delineando è un po’ diverso da quello atteso.

Tuttavia, se la maggiore concentrazione in mano straniere del debito pubblico italiano espone al rischio di massicci disinvestimenti al primo sentore di difficoltà sistemiche del nostro Paese, determinando una crescita dei tassi e del famigerato spread, dall’altra parte c’è da cogliere il lato positivo che emerge dalla lettura di questi dati: al momento oltreconfine si respira un clima di fiducia nella solvibilità dell’Italia. E non è poco in un’epoca di instabilità come quella che stiamo vivendo.

 

Fonte: Il Sole 24 Ore

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