Sono 1,3 milioni le imprese femminili in Italia, rappresentando il 22,2% del totale delle aziende, e offrono lavoro a 4,7 milioni di persone. Queste imprese generano un fatturato compreso tra i 200 e i 240 miliardi di euro, pari al 10-12% del Pil nazionale. Tuttavia, esiste ancora un divario economico del 60% rispetto alle imprese maschili, segnalando che c’è ancora molta strada da fare.
Secondo l’indagine di Conflavoro, intitolata ‘L’imprenditoria femminile in Italia tra crescita e ostacoli strutturali’, il Sud Italia ospita mezzo milione di imprese femminili (37%), mentre la Lombardia guida la classifica con 182 mila aziende (15%), seguita da Lazio (147 mila; 10,4%) e Campania (137 mila; 10,1%). Queste tre regioni sono anche ai vertici in Europa, con la Lombardia prima assoluta (236 mila imprese femminili e lavoratrici autonome) e Lazio (194.500) e Campania (185 mila) nelle prime 10.
Nonostante i numeri incoraggianti, che dimostrano la capacità delle imprenditrici italiane di competere su scala internazionale, le giovani donne stanno smettendo di fare impresa, influenzate da ostacoli strutturali come l’accesso al credito e la conciliazione vita-lavoro. Il 48% delle imprese femminili è guidato da over 50, il 38% da 35-49enni e solo il 14% da under 35. Sostenere le donne imprenditrici non è più solo una questione di giustizia sociale, ma anche una priorità economica e di futuro del Paese. Non l’8 marzo, ma sempre.
Le imprenditrici italiane sono una risorsa fondamentale per il Paese, creando valore e occupazione. Tuttavia, conciliare responsabilità aziendali con quelle familiari resta una sfida. Molte donne imprenditrici devono scegliere tra la carriera e la maternità, tra la carriera e la vicinanza ai figli minori o a parenti non autosufficienti. Ogni anno ciò provoca la chiusura di circa 3200 imprese femminili. C’è un forte bisogno di politiche di tutela e sostegno. Noi, insieme alle altre associazioni del Comitato Impresa Donna del Mimit, stiamo lavorando proprio per garantire che anche le imprenditrici abbiano gli stessi diritti delle lavoratrici dipendenti. Un percorso non facile, ma giusto e che, sono certa, porterà importanti risultati.
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