Per secoli, il volto di Wolfgang Amadeus Mozart è rimasto avvolto nel mistero, poiché il suo vero aspetto non era noto. Solo attraverso immagini sui libri abbiamo potuto immaginare la sua fisionomia, fino a quando non è stata finalmente creata un’identità visiva coerente. L’antropologo forense Cicero Moraes ha recentemente intrapreso un’affascinante indagine, partendo da un reperto straordinario: un cranio attribuito a Mozart, conservato presso il Mozarteum di Salisburgo.
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Il mistero del cranio di Mozart
Questo cranio ha una storia tanto intrigante quanto controversa. Secondo le cronache, venne recuperato circa dieci anni dopo la morte del compositore da un becchino che affermava di ricordare con precisione il punto esatto della sepoltura anonima a Vienna. La questione dell’autenticità del cranio è rimasta aperta per anni, ma l’équipe scientifica ha deciso di procedere comunque con la ricostruzione.
La ricostruzione del volto
Nonostante il cranio di Mozart fosse privo della mandibola e di alcuni elementi dentali, presentava caratteristiche sufficienti per un’analisi approfondita. Gli esperti hanno applicato marcatori di spessore tissutale basati su dati statistici europei, determinando con precisione millimetrica i contorni del viso. La “deformazione anatomica”, un processo che adatta un modello facciale virtuale alle specifiche del cranio esaminato, ha completato l’opera tecnica. Dettagli storici come acconciatura e abbigliamento hanno poi contestualizzato il risultato nell’epoca mozartiana.
Confronto con l’iconografia storica
Il confronto con l’iconografia storica ha riservato sorprese. La ricostruzione corrisponde con notevole precisione a due rappresentazioni realizzate quando Mozart era ancora in vita: il ritratto incompiuto del cognato Joseph Lange (1783) e lo schizzo di Dora Stock (1789). Al contrario, il celebre ritratto di Barbara Krafft, realizzato nel 1819, mostra divergenze considerevoli, forse frutto di un’idealizzazione postuma.
Fonte: Everyeye.it




