Ari Goldsmith sorride ancora nonostante i chilometri percorsi tra gli stand di Tuttofood, il salone internazionale dell’industria alimentare che ha aperto i battenti lunedì 5 maggio alla Fiera di Milano. Proveniente dagli Stati Uniti, è il vicepresidente marketing di KeHe, un gigante della distribuzione americana che serve 31.000 punti vendita tra catene di supermercati e negozi indipendenti, con un fatturato che supera i 9 miliardi di dollari. A Milano è venuta per scoprire nuovi prodotti. Ma la domanda inevitabile è: gli americani continueranno a comprare made in Italy se i dazi di Trump entreranno in vigore? «Ho percepito la preoccupazione degli imprenditori italiani – racconta – anche da noi si parla molto dei dazi e c’è apprensione. Tuttavia, la convinzione più diffusa non è che i consumatori smetteranno di acquistare certi prodotti per sostituirli con altri: il vero timore è che, a causa dei prezzi in aumento, limiteranno i pasti fuori casa e torneranno a mangiare a casa». In sintesi, le vendite e i cali dipenderanno principalmente dal canale di vendita: se un marchio italiano negli USA rifornisce i ristoranti, allora è più a rischio, mentre se viene venduto nella grande distribuzione, il rischio è minore. Un’ipotesi interessante.
Se non ne fosse convinta, Ari Goldsmith non sarebbe venuta a Milano a caccia di novità: «Ho osservato con grande interesse tutte le linee proteiche. Mi ha colpito la crema di pistacchi, perfetta da spalmare la mattina sui pancake o sulle banane, la trovo un’ottima risposta alla moda dilagante del Dubai Chocolate. E poi ho scoperto pizze congelate eccellenti, che a differenza di quelle prodotte negli USA non contengono né additivi né conservanti».
In Canada, invece, sembra che la pinsa romana stia avendo un grande successo, con l’apertura di numerose pinserie nelle città. Tuttavia, i buyer canadesi non sono così loquaci come quelli americani. Le domande sulla politica di Trump e i dazi ricevono solo no comment.
Dall’altra parte del mondo, invece, sono decisamente più loquaci. Nishino Kyoko arriva dal Giappone e lavora per i grandi magazzini Daimaru Matsuzakaya. È un’esperta di vini, ma a Tuttofood è venuta in cerca di prelibatezze al cioccolato. Cremini, praline, nocciolati: «Fino a poco tempo fa in Giappone il cioccolato più ricercato era quello belga – dice – oggi invece tutti puntano su quello francese. Ma io sono pronta a scommettere che la prossima ondata sarà quella del cioccolato made in Italy». Tetsuo Ohsawa, invece, è in missione per conto dei supermercati giapponesi Belc ed elenca in perfetto italiano tutti i prodotti made in Italy che la sua catena già importa: vino, pasta, salsa di pomodori, gnocchi, panna cotta e panettone. «Alla fiera di Milano cercavo qualcuno da cui importare le burrate, è un prodotto molto richiesto».
Fonte: Il Sole 24 Ore




