Nel contesto mondiale e nella storia contemporanea, l’economia americana rappresenta qualcosa di unico ed irripetibile. Due gli elementi che da sempre l’hanno supportata ed avvantaggiata: il signoraggio del dollaro e la disponibilità di credito a livello internazionale. Nessun vincolo, se non la volontà dell’Ente emittente, ha condizionato la gestione della moneta verde. Quel leggero diaframma, che postulava all’inizio la sua convertibilità in oro, fu infatti rimosso nel Ferragosto del 1971 e da allora il suo valore fu affidato al semplice gioco della domanda e dell’offerta. Offerta controllata e gestita direttamente dalla Fed, la banca centrale degli Stati Uniti. Che a sua volta ha sempre operato in solitario, salvo che in due occasioni: nel 1985 (riunione del Plaza a New York) e nel 1987 (analogo meeting presso il Louvre). In entrambi i casi, al capezzale del malato, i Governatori delle altre Banche centrali, per decidere come fermare, prima, la svalutazione del dollaro, poi la sua successiva rivalutazione.
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La gestione della politica monetaria
Al di fuori di questi episodi, che richiesero un minimo di coordinamento delle politiche economiche dei principali Paesi occidentali, la Fed operò a suo piacimento. Intervenendo, con misure deflattive, solo quando l’eccesso di inflazione minacciava la stabilità del sistema, come durante la stagflation degli anni ‘80. Oppure, nel caso inverso, alimentando la liquidità, per far fronte alle conseguenze della bolla speculativa sulle dot-com, agli inizi del Terzo millennio. In questo secondo caso la politica monetaria divenne particolarmente accomodante per sostenere la borsa, alimentando quell’irrational exuberance (copyright di Alan Greenspan) che sarà poi una delle cause più rilevanti della Global Financial Crisis del 2007/08.
Il deficit delle partite correnti
La mancanza di ulteriori vincoli nella gestione della politica monetaria aveva consentito agli Stati Uniti di poter tranquillamente ignorare i segnali provenienti dall’andamento delle partite correnti della bilancia dei pagamenti. Costantemente in deficit. Nel periodo che va dal 1980 ai giorni nostri, il saldo negativo era stato pari, in media, al 2,5 per cento del Pil. Poche le eccezioni di un saldo positivo: il 1980, l’anno successivo ed il 1991. Più lungo il periodo, invece, in cui il deficit era debordato, come negli anni 1999/2008, quando aveva raggiunto un picco del 5,9% del Pil o più recentemente, sotto la Presidenza di Joe Biden, quando l’aumento dei prezzi aveva investito soprattutto i prodotti alimentari (un uovo, un dollaro): una delle cause non secondarie della grande disaffezione dell’elettorato nei confronti del Partito democratico.
Il signoraggio del dollaro
Al di là di questi limitati contraccolpi, il signoraggio del dollaro aveva consentito alla società americana di vivere al di sopra delle proprie possibilità. Liberandola dalla necessità di ricorrere a misure drastiche per correggere gli squilibri economici, il dollaro ha continuato a essere una valuta di riferimento a livello globale, garantendo agli Stati Uniti un ruolo predominante nel panorama economico mondiale.
Fonte: Formiche.it




