Potrebbe esserci un aumento fino al 40% della quota di equo compenso riscossa dalla Siae per la copia privata, applicata a tutte le memorie digitali, dalle chiavette Usb agli hard disk, fino alle memorie negli smartphone, smartwatch e al cloud. Questa proposta è contenuta in una bozza di decreto del ministero della Cultura, che ha suscitato una forte reazione da parte dell’Asmi, l’associazione di categoria dei produttori di supporti e sistemi multimediali.
In una nota, l’Asmi sottolinea che «la proposta prevede esclusivamente aumenti generalizzati fino al 40% su smartphone, tablet PC e smartwatch, con rincari anche per CD, DVD, microSD, USB, HDD, SSD (+20%) e memorie integrate (+17%). Lo schema introduce inoltre nuove voci di compenso per tutti i dispositivi ricondizionati e persino per il cloud storage, colpendo strumenti digitali di uso quotidiano per cittadini e imprese».
L’Asmi avverte che il nuovo decreto potrebbe favorire il mercato illegale e gli operatori esteri, i cui dispositivi sono soggetti a oneri generalmente molto più bassi o assenti. Questa scelta penalizzerebbe il sistema Paese, riducendo i consumi e la sostenibilità dell’intero comparto tecnologico e culturale. Inoltre, potrebbe portare a un abbassamento della raccolta netta dei compensi per copia privata, erosi da un inevitabile fenomeno di contrabbando ed evasione, se le tariffe non verranno riviste al ribasso.
«Le tariffe devono essere diminuite, non aumentate», spiega Mario Pissetti, presidente di Asmi. «In un mercato deflattivo come quello della tecnologia, le imprese non hanno più margini per assorbire i compensi per la copia privata, che ricadrebbero interamente sui consumatori, generando un abnorme aggravio dei prezzi, sui quali già oggi pesa un prelievo che spesso supera il valore stesso del bene. Il rischio è di compromettere la competitività delle imprese italiane oneste, lasciando nuove opportunità alla malavita, con ripercussioni occupazionali ed effetti distorsivi sul mercato legale».
Secondo i dati Asmi, la quota di equo compenso per un apparecchio multimediale portatile con una memoria di oltre 400 Gb passerà a quasi 34 euro dai precedenti 29 euro (+17%), mentre uno smartphone o un tablet con oltre 2 Tb di memoria crescerà a 9,7 euro da 6,9 (+40%). Ci sarà un aumento del 20% per tutti i tipi di Dvd registrabili e del 17% per i dischi fissi. Per il cloud, fino a un Giga nulla è dovuto, da 1 a 500 Gb sono dovuti 0,0003 euro al mese per utente e oltre i 500 Gb 0,0002 euro, con un compenso mensile massimo applicabile di 2,40 euro per utente. Saranno previste delle esenzioni quando le memorie in cloud sono «manifestamente estranee alla realizzazione di copie per uso privato». La bozza prevede l’applicazione della tariffa anche ai dispositivi rigenerati, il second hand che sta andando per la maggiore.
Fonte: Il Sole 24 Ore


