Accordo tra Regione Lazio e associazioni per la riapertura dei cinema chiusi a Roma.

La proposta di legge sulla semplificazione urbanistica potrebbe essere discussa nell’aula del Consiglio regionale del Lazio già nella prima settimana di marzo. Al centro del dibattito c’è la questione dei cambi di destinazione d’uso per i cinema chiusi, un tema che ha suscitato un acceso dibattito ben oltre i confini di Roma. La soluzione sembra essere stata trovata dopo due incontri a febbraio tra il presidente della Giunta regionale, Francesco Rocca, e le associazioni Anica e Anec.

Il cinema Metropolitan a Roma, attualmente chiuso, è uno dei simboli di questa discussione. La proposta di legge prevede che i cambi di destinazione d’uso siano possibili solo per le sale già chiuse e dopo un periodo di dieci anni. Questo compromesso potrebbe rappresentare un punto di equilibrio su un tema che ha attirato l’attenzione di molti, inclusi attori e registi di fama internazionale come Martin Scorsese, Steven Spielberg, Guillermo del Toro e George Lucas.

Un appello è stato inviato anche al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Anche Francesco Totti, ex capitano della Roma, ha espresso il suo disappunto: «Da bambino, a Porta Metronia, non mi faceva sognare solo il calcio, ma anche il cinema. Nel quartiere ce n’erano tanti: a San Giovanni il Royal, il Paris, il Maestoso… li amavo tantissimo. Non capisco come si possa pensare di trasformare i cinema abbandonati di Roma in centri commerciali e supermercati».

Secondo un elenco visionato dal Sole 24 Ore, a Roma ci sono 42 cinema chiusi, tra cui il Metropolitan, l’America, l’Apollo dell’Esquilino e l’Augustus di Corso Vittorio. Molti di questi edifici sono in stato di abbandono, e la Regione Lazio sostiene la necessità di una riconversione per dare nuova vita a queste strutture. Tuttavia, un primo accordo è stato raggiunto sulla salvaguardia delle sale ancora attive: per i cinema aperti al 31 dicembre 2024, non sarà possibile alcun cambio di destinazione d’uso.

La proposta di legge iniziale prevedeva un limite di dieci anni dalla chiusura prima di consentire la trasformazione. Questo compromesso potrebbe rappresentare un punto di equilibrio su un tema che ha catalizzato l’attenzione ben oltre Roma.

Fonte: Il Sole 24 Ore