“`html
La geografia non deve ingannare. A dispetto dei quasi 6 mila chilometri che separano Roma da Nuova Delhi, Italia e India sono più vicine che mai. Merito delle imprese e di quel collante speciale che è l’export, entrato suo malgrado dopo l’apertura della seconda stagione neo-protezionista da parte dell’amministrazione americana. Ma l’India per il Sistema Italia.
Di tutto questo si è ragionato in occasione del seminario “Doing business in India: experiences of italian companies and financial instruments to support the internationalization”, organizzato e promosso da Unioncamere presso la prestigiosa sede degli Horti Sallustiani, a Roma. Il panel era decisamente ricco e ha visto la presenza, tra gli altri, di Giuseppe Tripoli, segretario generale di Unioncamere, Vani Rao, ambasciatrice indiano in Italia, il suo collega italiano in India, Antonio Bartoli, Regina Corradini D’Arienzo, ceo di Simest, Akash Gupta, consigliere presso l’Ambasciata dell’India, Francesca Alicata, head of financial instruments di Simest e Pietro Infante, a capo dell’area internazionalizzazione di Unioncamere.
anatomia di un boom
Nel 2025, probabilmente, il Pil dell’India supererà quello del Giappone per stabilirsi in quarta posizione nella classifica delle maggiori economie del mondo, con una ricchezza prodotta di oltre 4.300 miliardi. Nel 2027, se tutto continuerà positivamente, supererà la Germania e occuperà il terzo posto, dietro a Stati Uniti e Cina. La tendenza è chiara, soprattutto se la stagnazione tedesca sarà lunga e se l’euro continuerà a essere debole rispetto al dollaro. A fine decennio, il terzetto di testa sarà dunque formato dalla potenza dominante, gli Stati Uniti, dalla potenza che li sfida, la Cina, e dalla potenza emergente, l’India.
Poi ci sono altri numeri, emersi un poco alla volta nel corso del seminario. Il punto di partenza è quanto importa, oggi, l’India dal resto del mondo, almeno per quanto riguarda il settore legato a Industria 4.0: 10 miliardi di dollari. E l’Italia, nemmeno a dirlo, figura nella rosa ristretta dei partner più affidabili, dietro a Germania e Giappone con un flusso di 755 milioni di dollari, ma atteso a crescere.
L’ultimo tassello è stato aggiunto lo scorso novembre quando, in occasione del G20 di Rio, i governi di Giorgia Meloni e Narendra Modi hanno sottoscritto l’aggiornamento del partenariato strategico, che si snoda su settori chiave per ambedue le economie, dai trasporti, allo spazio, passando per la difesa e la tecnologia. D’altronde, non è certo un mistero, l’India corre più della Cina ed entro una manciata di mesi sarà la terza economia globale. Con la ragionevole prospettiva di diventare la seconda, qualora il Dragone non riuscisse a risolvere i suoi atavici problemi di consumi e anemia.
“`
Fonte: Formiche.it



